MESSA di NATALE

Ci siamo conosciuti in prossimità del Natale 2004 nella palestra del Gervasutta trasformata in Chiesa per contenere la folla dei degenti, dei famigliari, dei medici, del personale e soprattutto dei tanti amici che si sarebbero incontrati per l'Eucarestia. Varcare le porte di un Ospedale è come entrare in un tempio luogo segnato dalla sofferenza, dai silenzi, da mille interrogativi, luogo ove si avverte il mistero che avvolge la nostra vita, dove si confronta la nostra umanità...

Entrai, quella domenica di luce, quasi in punta di piedi, con grande discrezione e con l'imbarazzo: "Che potevo dire io, persona sana, fortunata, a tanti fratelli condizionati pesantemente nella loro esistenza e ai loro familiari stretti accanto ?" Cercai di essere un fratello umile e sincero, per offrire quel poco che mi era possibile e soprattutto manifestare la presenza di Lui, l'Uomo dei dolori, l'Amico fedele, che sa trasformare le lacrime amare in gocce di rugiada per il mattino di Pasqua.

Conobbi in quella domenica i componenti della Corale Gioconda. Furono loro ad animare la celebrazione con i canti, le letture e le preghiere; scoprii persone meravigliose che mi sarebbero diventate care. Mai hanno fatto pesare la loro infermità, anzi trasmettono una grande carica interiore, esportano serenità e gioia. Tra loro alcune presenze importanti che è doveroso ricordare: i famigliari con il loro affetto premuroso, i medici e gli operatori sanitari con la loro elevata professionalità, i maestri di canto per scoprire possibilità nascoste e tanti amici.

Ed ecco il prodigio: persone impaurite, fragili, col sostegno e la vicinanza cordiale si sentono alleggerite del loro peso e sperimentano il piacere di stare assieme e trovano la voglia di cantare.

In questi cinque anni la Corale Gioconda si è esibita in tante chiese, è salita su diversi palcoscenici, ha lasciato traccia di sé in numerose registrazioni e ogni volta è un messaggio di speranza, un inno alla vita e una provocazione salutare per i tanti che, pur possedendo salute e giovinezza, hanno smarrito il gusto del vivere.

E come dimenticare l'incontro con papa Benedetto XVI in piazza S. Pietro in quella provvidenziale tregua del diluvio? e l' affannosa ricerca di un varco tra le strade allagate? e la piacevole sosta tra il verde degli Appennini per tirar fuori dai sacchi ogni ben di Dio? e sempre la voglia di cantare, di non arrendersi fino all'ultimo tratto del viaggio....

E penso al piccolo poema di R. Tagore: "...questo fragile vaso continuamente tu vuoti, continuamente lo riempi di vita sempre nuova. Questo piccolo flauto di canna hai portato per valli e colline, attraverso di esso hai soffiato melodie eternamente nuove.... Passano le età e tu continui a versare e ancora c'è spazio da riempire."

Grazie, amici, per la vostra testimonianza umile e generosa. Grazie a chi vi segue con tenerezza e competenza. Vi auguro tanto bene, mentre vi ricordo tutti con ammirazione e con affetto.


Monsignor Giulio Gherbezza, Vicario Diocesi di Udine


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